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Vannini Editrice
mercoledì 8 settembre 2010
Inclusione educativa, mercato del lavoro e questioni interculturali nell’Europa contemporanea, di N. Vrecer

Inclusione educativa, mercato del lavoro e questioni
di Natalija Vrecer (Slovenian Institute for Adult Education and Slovene Migration Institute of the Scientific Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts - natalija.vrecer@acs.si)

Introduzione
Tutte le società europee sono multiculturali. Bastian (in Kuper, 1999) sostiene che esse siano state multiculturali fin dalla propria fondazione. Ad ogni modo, nel periodo della tarda modernità, caratterizzato dalla globalizzazione, vi è un’incrementata mobilità di persone, i trasporti sono più economici e più accessibili e sempre più persone cercano lavoro fuori dei paesi di origine. Nel futuro possiamo aspettarci maggiori movimenti migratori, soprattutto verso l’Europa, dal momento che essa dipende sempre più dalla presenza di immigrati: la popolazione attiva in Europa è in diminuzione a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione, dovuto sia ai bassi tassi di natalità che all’aumentata longevità, tanto che secondo la Commissione Europea, nel 2050, il numero delle persone sopra i 65 anni di età sarà pari al 70% dell’intera popolazione e il gruppo degli ultra ottantenni salirà del 170% (Commissione Europea, 2007). Per questi motivi, gli immigrati possono almeno parzialmente risolvere i problemi legati al calo della popolazione produttiva europea.
Gli stati europei hanno perciò un importante compito: integrare con successo all’interno delle proprie società gli immigrati. Nonostante il modello di tipo assimilazionistico abbia dimostrato di non riuscire a determinare nelle società di accoglienza percorsi di inclusione positiva per gli immigrati, le pratiche adottate in ambito europeo sono spesso ancora improntate ai suoi principi. Contrariamente a questo tipo di modello, intenderemo qui per integrazione una situazione di tipo positivo sia per gli immigrati che per le società riceventi, un processo a due vie che permette loro di praticare la cultura della società di origine nella sfera pubblica garantendo loro lo stesso accesso alle risorse economiche, sociali, culturali, educative ecc. della popolazione autoctona.
L’integrazione può avvenire a diversi livelli: economico, politico (e legale), socioculturale, abitativo, psicologico, sanitario ed educativo (Vrecer, 2007, cf. Freccette, 1994). Tra tutte queste, l’integrazione a livello economico sembra essere precondizione per le altre dimensioni dell’integrazione: se gli immigrati non hanno un adeguato inserimento lavorativo restano esclusi socialmente ed economicamente dalle società di accoglienza. Sebbene però l’integrazione economica sia conditio sine qua non per le altre dimensioni dell’integrazione, l’istruzione e la formazione sono spesso a loro volta la precondizione necessaria per ottenere un inserimento lavorativo proficuo. I risultati di ricerca mostrano come normalmente persone con bassi livelli di istruzione abbiano accesso a lavori con salari più bassi, siano fortemente rappresentati tra le fila dei disoccupati, e vi sia la generale tendenza ad impiegare persone con bassi livelli di istruzione nei lavori a più bassa qualifica professionale (CREA – Centre Especial de Recerca en Teories i Pràctiques Superadores de Desigualtats, Universitat de Barcelona – 2008). Sempre secondo i ricercatori CREA “bassi livelli di istruzione hanno un impatto non solo sui lavoratori ma anche sui datori di lavoro e sulla società nel suo insieme” (CREA, 2008, p. 3); inoltre, assieme a giovani e donne, le minoranze culturali (tra cui gli immigrati) sono i gruppi più colpiti dalle condizioni di esclusione nel mondo del lavoro come conseguenza di una precedente esclusione formativa. Pertanto possiamo dire che l’inclusione educativa/formativa degli immigrati è essenziale per raggiungere con successo la loro integrazione nelle società di accoglienza. Per i propositi di questo articolo, ci focalizzeremo sulla seguente domanda di ricerca: quali sono le buone pratiche relative all’inclusione educativa/formativa e alle questioni interculturali nell’ambito del lavoro nell’Europa contemporanea? Lo scopo è di descrivere ed analizzare le strategie formative in relazione alle questioni interculturali nel campo dell’inclusione lavorativa che possono contribuire alla coesione sociale.

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